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Indagine Confesercenti - Ipso: il lavoro la priorità PDF Stampa E-mail
Scritto da Segreteria   
Mercoledì 11 Novembre 2009 11:09

Gli italiani e la crisi: lavoro è priorità. Ricerca Confesercenti-Ispo

Gli italiani nella crisi? Più preoccupati che mai: è il segnale quasi plebiscitario che emerge dalla indagine Confesercenti-Ispo secondo la quale supera il 90% la percentuale di italiani che si dichiara “molto” o “abbastanza” preoccupato per la situazione economica.
La preoccupazione sale del 5% rispetto a maggio scorso. Solo l’11% ritiene che il peggio sia ormai passato. Semmai gli italiani sono un po’ più fiduciosi sulla loro prospettiva, secondo una tradizione che li induce a sperare di cavarsela anche nei momenti difficili, nonostante che la metà degli intervistati teme per il proprio lavoro.
Il lavoro appare uno dei punti di maggiore sofferenza della crisi e investe direttamente l’occupazione nel commercio, nel turismo e nei servizi con variazioni negative significative, che oscillano tra il –3,4% ed il –4%. Se a questo aggiungiamo che nel 2008 hanno chiuso 144mila imprese del commercio e del turismo e nei primi 9 mesi di quest’anno ne sono state cancellate altre 100mila, le nuove aperture le hanno compensate solo parzialmente.
Da questi dati, che si ripetono anche in altri settori, emerge l’urgenza di mettere in campo politiche efficaci e rapide a sostegno dell’occupazione e della domanda interna.Le ripercussioni su risparmio e consumi appaiono inevitabili.
In un 2009 di elevata incertezza non può sorprendere che i consumatori abbiano aumentato il risparmio, riducendo la quota di reddito destinata ai consumi, anche perché il reddito lordo delle famiglie appare stagnante ed il loro potere di acquisto si è ridotto.
Una conferma di questo trend negativo dei consumi emerge ad esempio dai dati sulle vendite: i primi 8 mesi dell’anno hanno segnato una contrazione della spesa soprattutto per i beni non alimentari e tra questi spiccano i dati negativi dell’abbigliamento, calzature, utensileria, libri, giornali e riviste ed altri prodotti come gli orologi e i gioielli.
La crisi spinge quasi tutti a fare i conti con le proprie finanze all’insegna della massima prudenza (lo segnala l’indagine quando fa emergere che la tendenza a risparmiare riguarda 4 famiglie su cinque, ovvero con percentuali simili sia le famiglie più direttamente coinvolte dalla crisi, 76%, sia le altre, 79%).
Ma il clima negativo si completa con il giudizio assai poco lunsighiero su quanto stanno facendo istituzioni, partiti e forze sociali per determinare l’avvio di un ciclo economico più positivo. Emerge allora la necessità prioritaria di abbandonare i generici richiami alla fiducia, che scivolano via senza lasciare traccia. Una grande operazione fiducia è essenziale, ma deve poggiare su gambe forti, ovvero su fatti concreti, chiari e convincenti. Non solo: il Paese vuole cambiamenti reali e la tenuta delle imprese e delle famiglie resta un valore aggiunto formidabile per sconfiggere ogni pessimismo ed ogni inutile catastrofismo.
Non si deve più perdere tempo e per questo motivo la Confesercenti avanza un’agenda di proposte immediate per fare del 2010 un anno di rinascita economica e sociale e non la prosecuzione di quel tunnel della crisi che continua ad allarmare la gran parte degli italiani.

Proposte:

- realizzare un tavolo di confronto tra Governo e Associazioni di PMI per definire un PATTO TRIENNALE sulle questioni più importanti che riguardano la sopravvivenza, il consolidamento e lo sviluppo delle PMI e dell’occupazione da esse garantita;
- fisco: è fondamentale alleggerire adeguatamente il peso degli studi di settore per il 2010. Rispetto alla riduzione dell’Irap riteniamo utile aumentare la quota di deducibilità, per favorire le piccole e medie imprese;
- credito: prolungare per un altro anno la moratoria sui debiti delle imprese ed estenderla anche ai consolidamenti ed alla ristrutturazione del debito, oltre che alla rimodulazione delle rate come già previsto. Segnaliamo comunque che ancora non si registra una diffusione generale di questo strumento da parte delle banche;
- consumi: detassazione una tantum delle 13me, sui redditi bassi e medi;
- spese delle Amministrazioni: resta centrale, a nostro parere, l’obiettivo di razionalizzazione e di riduzione del peso della P.A., attraverso il contenimento di sprechi, inefficienze e spese improduttive, per liberare risorse da destinare allo sviluppo.

 

 
Quando devono iniziare i saldi? PDF Stampa E-mail
Scritto da Segreteria   
Venerdì 30 Ottobre 2009 11:28

Inviaci una tua opinione sull'organizzazione delle vendite di fine stagione (saldi).

Oggi la norma regionale del Lazio in vigore prevede il loro inizio il primo sabato del mese di gennaio per i saldi invernali. La scelta di anticipare tale iniziativa fu realizzata per adeguarsi alle date decise dalle altre regioni con il parere critico della nostra organizzazione.  

Considerazioni sui saldi estivi stagione 2009

Finiti i saldi estivi ed interpellati gli imprenditori sull’andamento della stagione si evidenzia un calo dei fatturati mediante pari a circa il 15% 20% rispetto all’anno precedente.
In particolare, l’andamento delle vendite di fine stagione in un periodo così anticipato rispetto alla stagione climatica, pone l’accento su alcune riflessioni.
Le vendite di fine stagione rappresentano per l’utenza l’opportunità di acquistare a prezzi scontati capi che altrimenti sarebbero fuori della loro portata.
Non è però assolutamente vero che le vendite di fine stagione diano un maggiore impulso agli utili dei negozi. In una situazione di crisi economica generale, infatti, nonostante gli sconti, le vendite hanno subito una contrazione direttamente proporzionale alla caduta del reddito e della fiducia delle famiglie.
E’ necessario sfatare il mito secondo cui i saldi di fine stagione diano l’opportunità di aumentare il reddito delle famiglie, l’importo destinato agli acquisti di capi di abbigliamento non varia, né variano le quantità preventivate dai clienti, varia semmai la qualità dei prodotti acquistati ed il reddito prodotto dalle aziende, sempre più basso e spesso insufficiente a coprire i costi di gestione.
Il calo dei consumi non si batte continuando a tagliare i prezzi, come chiaramente dice il prof. Gianpaolo Fabris, in quanto è una strategia autolesionista , miope e che non coglie le grandi novità che stanno emergendo.
La progressiva anticipazione dei saldi ha prodotto un effetto analogo a quello che ci si sarebbe aspettati da una vera e propria liberalizzazione:” la scomparsa dei saldi stessi”.
I clienti non riescono a percepire come reali le vendite di fine stagione che inizino15 giorni dopo l’inizio dell’estate e, comunque, prima dell’avvio della stagione balneare che in Italia rappresenta il momento psicologico di avvio dell’estate.
Le vendite in saldo non hanno prodotto nessun effetto positivo sui consumatori stranieri che, comunque continuano a preferire eventualmente l’acquisto di prodotti alimentari, in ogni caso l’acquisto di abbigliamento da parte dei turisti prescinde dalla percentuale di sconto applicata ed è collegato al solo appeal della moda del made in italy, scelte maturate indipendentemente dalla presenza dei saldi.
I saldi di fine stagione avevano la funzione di svuotare i depositi delle aziende e liberare liquidità senza attendere l’anno successivo. L’attuale regolamentazione demandata alle regioni trasforma invece i saldi in una opportunità per i “furbi”, sono solo un elemento di disturbo del mercato e di depressione del reddito per quelle imprese che continuano a lavorare in un’ottica di serietà e correttezza.
Probabilmente è ora di confrontarsi e rivedere i regolamenti , armonizzarli e ridare valore al sistema moda di cui i negozi sono solo l’ultimo anello di una catena così importante per l’economia italiana.

Ultimo aggiornamento Venerdì 30 Ottobre 2009 12:30
 
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