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ROMA INDUSTRIALE: il convegno promosso da Confesercenti in Campidoglio PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 21 Novembre 2016 11:14

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L'intervento del Presidente Confesercenti, Valter Giammaria. 

Debbo dire che, quando si è sparsa la voce che la Confesercenti di Roma ha organizzato questo evento, Roma industriale, si è levata più di una battuta sul fatto che proprio noi, un’associazione di piccole e piccolissime imprese, promuovesse un evento su un tema cosi a noi lontano come l’industria.

E debbo aggiungere che quelli che più si sono incuriositi dell’originalità dell’iniziativa sono proprio quelli che ripetono, a questo punto in maniera stanca e ripetitiva, che gli steccati sono superati, che la risposta alla crisi sta nel trovare soluzioni orizzontali , che l’associazionismo d’impresa  deve ripensarsi su basi nuove, non più figlie delle logiche del 900.

Ecco, ci siamo presentati su basi nuove.

Proponiamo un dibattito sul futuro di Roma , del suo tessuto produttivo, delle sue reali potenzialità di crescita economica ed occupazione, fuori dallo schema di chiedere soldi allo Stato, ma, se mi è consentito, anche fuori dall’idea che quando si parla di economia a Roma si parla solo, e lo dico io, di commercio e di turismo.

Voglio fare subito degli esempi concreti, dei progetti esistenti di riconversione dei siti dismessi alle porte di Roma.

  • Romana Calcestruzzi, 17.000 metri cubi, di cui il 60% a vocazione commerciale
  • Ex fornace Mariani, 14.000 metri cubi, 100% a vocazione commerciale
  • Ex geosonda, 14.000 metri cubi, 100% a vocazione commerciale e ricettivo
  • Ex fornace Briziarelli Marsciano, 60.000 metri cubi, 75% a vocazione commerciale e il resto residenziale
  • Ex Fornace D’Agostino, 22.000 metri cubi, 100% a vocazione commerciale
  • Ex SCAC 13.000 metri cubi, 60% a vocazione commerciale e 40% residenziale

E naturalmente gli ex-mercati generali.

Ecco, è da una lettura di questi piccoli dati che ci siamo posti il tema di Roma Industriale.

Ma è proprio vero che la sola ipotesi di riconversione possibile è quella da industriale a commerciale? Non pensiamo davvero che di centri commerciali ce ne sono troppi? Non ci siamo detti, con Zingaretti, che non avremmo autorizzato altri centri commerciali finche non si approva il nuovo TESTO UNICO DEL COMMERCIO?

E , per stare al tema, ma ci siamo proprio tutti convinti di abbandonare un secolo di storia industriale di Roma ? siamo proprio sicuri che non esistono investitori pronti a credere in questa città, e nella sua vena manifatturiera ?

L’idea di questo convengo è nata proprio dalla lettura che un recente studio realizzato dalla CCIAA di Roma sui siti industriali dismessi ha fatto emergere e che ci fa apparire come unica, come sola finalità possibile quella del commercio, a danno dell’industria .

Per noi non è cosi.

Grazia Pagnotta ci ha appena illustrato la storia dello sviluppo dell’economia di Roma con un taglio inedito, oggettivo, difficilmente replicabile, su un fatto che ne la stampa ne i decisori pubblici hanno mai davvero preso in esame: la vocazione industriale di Roma. In questa miopia c’è un duplice dato, a nostro avviso: un’idea che Roma, ancora oggi, non può essere altro che ambulanti e ricettivo, ed in fondo, un grumo di un sentimento ANTI-ROMANO che c’è sempre stato e che rimane intatto ancora oggi.

A dirla tutta è proprio dall’esperienza dei distretti industriali che in questi mesi abbiamo replicato lo schema dei distretti del commercio, esperienza già consolidata in Lombardia e che nel Lazio è stata ripresa con forza dall’Assessore Fabiani con il primo passo rappresentato dal bando sulle reti d’impresa di prossimità .

Perche il filo della nostra proposta di oggi è questo: rilegare la città, il suo tessuto urbanistico e produttivo, le piccole e le grandi imprese. Noi non abbiamo mai interpretato la nostra funzione di rappresentanza delle pmi infatti in termini antitetici. Piccoli contro grandi, centro contro periferie, commercianti contro le industrie.

È solo dentro una visione d’insieme della città , di come la si rilega, che le aspettative tanto dei piccoli commercianti quanto delle medie e grandi industrie possono avere uno sbocco.

Voglio essere chiaro: ci aspettiamo dall’Assessore Berdini non un elenco di misure ma un’idea della città, uno scenario intorno al quale TUTTI si mettono in gioco e portano , non soltanto la loro idea di sviluppo, ma un insieme di proposte concrete e fattibili.

Certo, le prime scelte di questa Amministrazione comunale sono state scelte forti sulle quali non siamo stati nemmeno d’accordo: dalla Fiera di Roma alle Olimpiadi,  dallo Stadio della Roma alle Torri dell’EUR. Ma 4 mesi per giudicare sono pochi. A parlare saranno , tra un po , i fatti, i numeri, le imprese che aprono o, per dirla tutta, che non chiudono, quanti assunti a tempo indeterminato in più ci saranno tra 12 mesi a Roma . ma per fare tutto questo servono le proposte.

Noi ne avanziamo un paio:

  • Riconversione dei siti industriali dismessi con finalità industriali
  • Rapida approvazione della legge 13 del 97 da parte della Regione e della 448 del 1992 dal parte parlamento.

Sono leggi che definiscono una cornice normativa di un mondo che non c’è più, di un’economia che era già cambiata ancora prima della crisi del 2008, figuriamoci oggi. Ma come possiamo pensare di essere attrattivi agli occhi degli investitori con 2 leggi che di almeno 25 anni? Come pensiamo di mettere in rete tutti gli attori dello sviluppo soltanto con le risorse del POR senza aggredire subito e con forza, l’enorme ritardo normativo che , solo su questo punto, abbiamo accumulato?

Eppure di leve ne abbiamo tante: 3 Poli Universitari di assoluto rilievo, incubatori d’impresa, il Tecnopolo, le tante sturt-up ed industrie creative, l’artigianato artistico, la moda.

Ecco questi pezzi vanno rimessi insieme e va fatto assumendo , oggi, davanti a tutti un impegno formale.

Chiudere, per non riaprirla mai più , la stagione delle varianti e dei cambi di destinazione d’uso FINALIZZATI a tutto tranne che a creare occupazione e sviluppo.

Se, per fare un esempio, si riesce a riportare Roma sui suoi normali standard economici, non ci avventureremo più sul terreno della riconversione dei terreni agricoli ai fini industriali e dei servizi, ma proveremo ad imporre la ricerca di uno dei tanti siti industriali  dismessi, che torneranno competitivi se le due leggi di cui parlavo verranno approvate, che le procedure di assegnazione saranno certe e limpide come è giusto che sia, e che rimettiamo sul mercato un ASSET formidabile che a Roma abbiamo.

I nostri gentili ospiti, che ringrazio di nuovo, diranno la loro.

Noi per parte nostra speriamo di aver gettato un sasso nello stagno, di aver concorso a riaccendere un dibattito sulla città fermo ormai da troppi anni, e di far tornare a circolare le idee, le analisi, lo studio, le proposte. 

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