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Roma violenta: il "focus" di Sos Impresa PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 10 Gennaio 2012 17:34

Pubblichiamo il comunicato con il quale l'Ufficio stampa di Sos Impresa Confesercenti ha diramato il rapporto annuale "Le mani della criminalità sulle imprese", giunto alla tredicesima edizione.

La presentazione, inoltre, è stata caratterizzata da un focus specifico sulla situazione criminale su Roma.

Nato come documento di denuncia delle condizioni di lavoro e di impresa nel Sud Italia, si legge nel comunicato, nel corso del tempo è diventato uno strumento di studio e di lavoro anche per importanti organismi istituzionali e per altri centri studio di studio e di ricerca.

I numeri e le analisi contenute nel Rapporto si avvalgono delle testimonianze dirette degli associati di Sos Impresa operanti sul territorio, cui si aggiungono le dichiarazioni delle vittime di estorsione e usura ai nostri sportelli e in sede giudiziaria.

Ciò rende il Rapporto un documento unico nel suo genere ed anche questa edizione vuole salvaguardare la consuetudine di rimanere uno strumento di approfondimento, offrendo un’ampia panoramica di tutte le attività illegali di stampo economico-mafioso, allo scopo di dimostrarne la potenza finanziaria e la grande liquidità di denaro disponibile. Contemporaneamente, cerca di porre l’attenzione su quei settori economici maggiormente interessati dalle mire imprenditoriali delle organizzazioni mafiose e di indicare quelli maggiormente compromessi.

Da qui la definizione di Mafia Spa, adottata provocatoriamente per la prima volta nel IX Rapporto, presentato nel 2006 a Roma, ed entrata, ormai, nel gergo comune.

Il Rapporto, curato da Lino Busà e Bianca La Rocca, è frutto di numerosi apporti e collaborazioni senza le quali non sarebbe stata possibile la sua realizzazione. A questa edizione hanno collaborato Danila Bellino, Laura Galesi, Massimo Giordano, Nino Marcianò, Marcello Ravveduto, Valeria Scafetta e Gabriella Sensi.

L’introduzione è di Marco Venturi, Presidente della Confesercenti.

I dati sono nostre elaborazioni sulla base delle statistiche ISTAT, dalle rilevazioni fornite dal Ministero dell’Interno, dai sondaggi condotti da SWG per Confesercenti, dalle ricerche del Centro Studi TEMI e dalle numerose informazioni e testimonianze raccolte da Sos Impresa.

Sos Impresa 

 

Presentiamo il testo pubblicato del "focus" realizzato da Sos Impresa

ROMA VIOLENTA

OMICIDI, REGOLAMENTI DI CONTI, ESTORSIONI, USURA, RAPINE, DROGA, RICICLAGGIO

MAFIE E MALAVITA LOCALE SI CONTENDONO IL CONTROLLO DEL TERRITORIO

 

ROMA PIÙ VIOLENTA DI NAPOLI E CATANIA

La tragica rapina del 4 gennaio scorso nel quartiere popolare di Tor Pignattara,  dove ha perso la vita anche una bambina di pochi mesi di etnia cinese, ha inaugurato il 2012, confermando lo stato di emergenza sicurezza in cui versa la Capitale, da almeno cinque anni. La lunga scia di sangue dell’anno appena conclusosi ha contato venti sparatorie e trentanove omicidi. Più di quanti se ne siano verificati in città a forte radicamento mafioso come Catania, Palermo, Napoli o Reggio Calabria.

A questi gesti eclatanti bisogna aggiungere il numero di alcune fattispecie di reato (tentato omicidio, minacce, lesioni, danneggiamento, rissa) già aumentate nel 2010 e che nel 2011 hanno continuato a registrare il segno “+”.

Due dei trentanove omicidi, un benzinaio a Cerenova (caso ancora irrisolto) e di un pensionato a San Basilio, sono il tragico risultato di rapine, in un periodo che ha contato un aumento di colpi a danno degli esercizi commerciali (3-4 al giorno solo nei supermercati). Tra gli altri casi ci sono una dozzina di delitti di piccola malavita, ma anche al coinvolgimento della criminalità organizzata.

Notizie supportate da altri dati allarmanti che mettono in risalto come, rispetto al 2010, le rapine a Roma siano aumentate dell’11% e come, sempre rispetto al passato, i principali obiettivi dei rapinatori siano diventati quegli esercizi commerciali che non possono contare su forme di controllo quali  vigilanti o casseforti a tempo. O, ed è un altro aspetto del problema, non pagano il pizzo.

Lo stesso discorso vale per la rapina che ha riguardato lUnicredit di piazza di Spagna, il 19 dicembre scorso,  dove cinque persone a volto coperto, sono entrate armate di pistola all'interno dell'istituto di credito minacciando gli impiegati e portando via i soldi. Il bottino è stato di ben duecentocinquantamila euro. Anche in questo caso, secondo gli investigatori  si tratterebbe di una banda di  veri professionisti e l'obiettivo della filiale  Unicredit sembra essere stato calcolato nei minimi dettagli:  la filiale, infatti,  non ha metal detector e i contenitori del denaro non erano dotati dei  security pack, che esplodono macchiando di vernice indelebile le banconote. Per quanto riguarda gli esercizi commerciali, il discorso è diverso e, paradossalmente, la ricerca di maggiore sicurezza da parte dei commercianti, come vedremo meglio più avanti, alimenta le casse del racket delle estorsioni.

La violenza investe le periferie e le borgate, ma anche il centro storico e quartieri più ricchi come Prati, l’Eur e i Parioli. L'ultima sparatoria del 2011 si era registrata il 23 dicembre  proprio a Tor Bella Monaca, quartiere già teatro di tante sparatorie e regolamenti di conti: un pregiudicato gambizzato. Era stato l'ultimo episodio criminale di un anno terribile. Il primo del nuovo anno è avvenuto  pochi giorni dopo, martedì 3 gennaio, all’estrema periferia est della Capitale, Tivoli. Questa volta ad essere gambizzato è stato un ex esponente dei Nar. E poi, a via di Fontanella Borghese, angolo via della Scrofa, pieno centro storico, viene  colpito da tre proiettili il gestore di una sala giochi (10 novembre). Il 22 novembre vengono uccisi due noti pregiudicati a Ostia. In questo caso si tratta di due boss di quartiere conosciuti come componenti della banda di Ostia, al secolo Francesco Antonini, detto  Sorcanera, e Giovanni Galleoni, soprannominato  Baficchio. Entrambi avevano precedenti per associazione di stampo mafioso finalizzata al gioco d'azzardo, usura, estorsione e traffico di droga. Già arrestati nel 2004, nell’operazione Anco Marzio, appartenevano ad un'organizzazione costituita e diretta da ex appartenenti alla  banda della Magliana che agivano sulle coste laziali con caratteristiche riconducibili all'associazione di stampo mafioso. Nel 2009 era andato incontro alla stessa sorte Emidio Salomone, considerato il capo del clan, di cui Antonini e Galleoni erano i luogotenenti. La banda spadroneggiava sul litorale, gestendo il traffico della droga e riciclando denaro sporco. Attività condotte all'ombra delle alleanze strette con camorra e 'ndrangheta. Inoltre, Antonini e Galleoni avevano interessi nel settore della ristorazione. Tra gli ultimi affari risulta anche l'acquisto di un ristorante in Egitto, a Sharm el Sheik, cosa che fa pensare che potessero avere interessi o qualche legame con il locale di via Forni, dove è avvenuta la sparatoria.

Altri  omicidi riguardano nomi più o meno eccellenti del gotha criminale: Angelo Di Masi, ucciso a Tor Tre Teste il 19 gennaio 2011, con qualche precedente penale e soprattutto legato ad ambienti vicini alla ,ndrangheta; Carlo Ciufo, ucciso a Corcolle, ma residente a Tor Bella Monaca, con precedenti per droga; Roberto Ceccarelli, ucciso l’8 aprile, in via Col di Lana, proprio davanti al Teatro delle Vittorie. La storia di quest’ultimo è più complessa. Non ci troviamo, infatti, di fronte al piccolo malavitoso dedito allo spaccio, ma ad un imprenditore e faccendiere, denunciato  per droga, ricettazione e associazione di stampo mafioso,  il  cui nome compare in  nell’operazione  Capricorno connection del 2003. Un'indagine che portò in carcere estremisti di destra ed esponenti di un clan siciliano minore specializzato nel traffico di stupefacenti.  Sull’omicidio  si allunga anche l'ombra della Banda della Magliana e  gli inquirenti  stanno valutando eventuali collegamenti con la maxi truffa a vip e aristocratici di Gianfranco Lande, il Madoff dei Parioli. In una delle liste dei clienti di Lande, infatti, appare proprio il nome di un Roberto Ceccarelli. Altro omicidio eccellente quello di Flavio Simmi, ucciso il 15 luglio nellelegante quartiere Prati. Il Simmi era già sfuggito ad un altro  tentato omicidio solo pochi mesi prima. Anche  in questo caso la storia si tinge di retroscena inquietanti. Il padre, Roberto, titolare di un ristorante e di una gioielleria, e lo zio Tiberio erano stati arrestati nel 1993, con l'accusa di riciclaggio, nell'ambito dell'operazione Colosseo, perché ritenuti legati alla  Banda della  Magliana.  E ancora,  Simone  Colaneri (30 anni) con precedenti penali per droga e rapina, ucciso a Primavalle, ed Eduardo Sforna, di appena diciotto anni, incensurato e dalla vita irreprensibile. Un delitto assurdo e di cui non sono stati ancora individuati gli autori,  ma  secondo indiscrezioni che arrivano dalla Procura e dai carabinieri, la fine del  diciottenne potrebbe essere legata in qualche misura al mondo dello spaccio di stupefacenti. Chiude l’anno Marco Attini,  ucciso il 15 dicembre, a Tor Vergata. L’uomo aveva precedenti per rissa e reati contro la persona.

Sicuramente la lunga scia di sangue non può essere imputabile ad un’unica regia criminale. Probabilmente, ci troviamo di fronte ad organizzazioni diverse che si contendono il ricco territorio della Capitale. All’interno di questo schema, i gruppi più strutturati e meglio armati tentano di scalzare le vecchie guardie, per ridisegnare i rapporti di potere all’interno di una  nuova  organizzazione  sulla falsariga di quelle camorristiche come il clan Di Lauro. Questo, decimato negli ultimi anni  da una lunga serie di  arresti,  è stato  una delle più imponenti organizzazioni dedite al narcotraffico. Dal  quartiere di Secondigliano, era in grado  di far circolare  grosse partite di droga in tutta Italia  grazie ad una organizzazione verticistica senza precedenti e  a un esercito di centinaia di affiliati sparsi su tutto il territorio. Per riuscirci le diverse bande compiono omicidi e gambizzazioni, scatenando anche una sorta di guerra tra i clan che, un tempo, facevano capo a Michele Senese, arrestato nel gennaio 2009. Il gruppo senese, infatti, si era imposto sul territorio romano grazie ai collegamenti  con storici esponenti della criminalità romana, quali Enrico Nicoletti, con gruppi camorristici napoletani, pugliesi e siciliani. In particolare, secondo gli inquirenti, sono stati diversi i rapporti tra i vertici dell'organizzazione indagata ed alcune componenti di Cosa nostra siciliana radicate nella Capitale. Questultime erano costituite da Crocifisso Rinzivillo, all'epoca reggente della famiglia di Gela, Stefano Fontana, uomo d'onore della famiglia di Palermo Acquasanta e Salvatore Buccafusca, collegato alla famiglia palermitana di Santa Maria del Gesù.  Nell’ambito della stessa operazione del 2009, denominata  orchidea, è stato  accertato il controllo capillare delle aste pubbliche presso il banco dei pegni della Capitale, la ricettazione di preziosi e l'abusivo esercizio dell'attività finanziaria. Ricostruite anche le modalità di riciclaggio del gruppo Senese nel mercato legale romano e nella compravendita di autovetture. Sequestrati, infine, beni mobiliari ed immobiliari per alcune decine di milioni di euro. Quello di Senese non è l’unico arresto eccellente nella Capitale. Nel gennaio 2011, è stato arrestato, nell’elegante quartiere Parioli, Luigi Moccia, boss dell’omonimo clan storico di Afragola. Viveva in lussuoso appartamento nel quartiere più esclusivo della Capitale, riceveva pregiudicati e seguiva da vicino i più importanti affari del suo gruppo criminale, concentrate proprio nel territorio romano. Moccia è il classico esempio di imprenditore-camorristico che, in vent’anni, è riuscito a trasformare uno dei più feroci e sanguinari clan napoletani in uno sterminato arcipelago d’imprese dagli affari para e semilegali, spostando gli interessi e gli investimenti della sua famiglia sempre più fuori dalla provincia di Napoli ed arrivando fino a Roma. Sulla Via Tuscolana si era fatto costruire una villa bunker, difesa da telecamere a circuito chiuso, ed aveva messo le mani su numerose gioiellerie di Campo dei Fiori e sulle aste del Monte di Pietà. Come per Michele Senese, soci e interlocutori in affari di Moccia erano le famiglie di Cosa nostra impiantate a Roma ed Enrico Nicoletti, il cassiere della banda della Magliana.

Continuando a seguire l’evolversi della situazione,  al  momento  si hanno poche certezze. La prima è quella che a Roma, malgrado le rassicurazioni e le firme di patti di vario genere, l'ondata di conflitti a fuoco non accenna a smorzarsi e la paura cresce tra tutti gli strati sociali.  A questo bisogna aggiungere la scarsità di uomini e mezzi  in dotazione  delle Forze dell’Ordine che hanno immiserito i reparti investigativi e di intelligence.

La seconda certezza è che la presenza delle mafie, o per meglio dire alcuni particolari clan o famiglie, nella Capitale e nel Lazio è di vecchia data. Indagini e inchieste dimostrano  che le organizzazioni mafiose sinsediano nelle regioni o città più ricche, non solo perché è più lucroso lo spaccio dei stupefacenti, ma anche perché sono territori interessati da grandi appalti e opere infrastrutturali, dove vi sono enormi possibilità di riciclaggio e di occultamento nell’economia legale. Siamo di fronte a veri e propri casi di radicamento dei clan nel territorio, d’introiti illegali in loco attraverso il traffico e lo spaccio di stupefacenti, il racket e l’usura, la prostituzione e il gioco dazzardo,  e  di una parziale autonomia decisionale negli investimenti e nella spartizione e controllo del territorio.

La regione Lazio e la Capitale presentano proprio questa situazione.

L’inquinamento mafioso  non si limita al solo riciclaggio o allo spaccio di stupefacenti, ma si estende all’utilizzo di modalità mafiose per la riscossione di estorsioni e tangenti,  e  allampliarsi  del giro dellusura. E proprio  nel territorio romano, negli anni passati, si sono realizzate strette alleanze tra clan mafiosi-camorristici, gruppi criminali locali e consorterie criminali straniere. Roma, in particolare, può ben dire che non si fa mancare nulla. Sul territorio capitolino agiscono, come dimostrano i tragici fatti di sangue,  storiche bande malavitose locali,  frange ancora agguerrite di quella che  la Banda della Magliana (clan Fasciani), clan nomadi dei Casamonica (che, oltre allestorsione  e allusura,  controllano quasi la totalità dei parcheggi abusivi della Capitale), Spada e Di Silvio (droga, estorsioni, usura). A questi bisogna aggiungere i clan camorristici, che hanno iniziato la loro penetrazione alla fine degli anni Ottanta con i casalesi e i Mallardo, le „ndrine calabresi, e le consorterie criminali e mafiose straniere (mafia russa, gruppi criminali albanesi e rumeni, clan nigeriani e cinesi). Sono gruppi criminali molto diversi tra loro per storia e struttura, ma pronti ad allearsi, anche solo temporaneamente, per la gestione degli affari più lucrosi.

Altro fronte caldo è quello del riciclaggio di denaro sporco che, nella Capitale, è uno di quei segmenti delittuosi dove, spesso, sincrociamo gli interessi di professionisti e imprenditori che tentato di occultare i propri beni al fisco, ricchi clan criminali e furbetti e sprovveduti di ogni tipo. E il caso del recente arresto di Gianfranco Lande, definito il Madoff dei Parioli. Luomo, arrestato il 24 marzo 2011, attraverso la  società  Egp Italia avrebbe truffato oltre centosettantamila euro ai danni di molti investitori. Tra i clienti, oltre a noti personaggi della politica e dello spettacolo, vi erano anche alcuni affiliati alla, ndrangheta, in particolare il clan dei Piromalli.

Del resto, per quanto possano avere stupito i sequestri di due noti locali, il ristorante di Piazza di Spagna La Rampa e il Caffè de Paris di Via Veneto, non possiamo nascondere che, gli stessi, rappresentano solo la punta di un iceberg.

In una sola operazione, nel luglio scorso, la Direzione Investigativa Antimafia ha sequestrato  immobili, società, attività commerciali  del valore di circa  venti milioni di euro, tra il centro di Roma, Ardea e Formello,  tutti riconducibili alla 'ndrina dei Gallico di Palmi (Reggio Calabria). Nel corso dell'operazione sono state sequestrate  diciotto  società, tra cui quella che gestisce  L'antico caffè Chigi, uno dei bar che affaccia sull'omonima piazza davanti al palazzo della Presidenza del Consiglio.  Tra le società sequestrate  anche la holding del gruppo Adonis con varie sedi a Roma tra i Parioli e il quartiere Coppedè, che a fronte di modesti redditi dichiarati aveva effettuato, in base a quanto accertato dalle indagini, operazioni per molti milioni di euro. Sequestrati anche un megayacht, una  villa  di trenta camere  a Formello,  alla periferia di Roma,  un salone di bellezza, e novanta  conti bancari.  La 'ndrina dei Gallico è legata al clan Alvaro, a cui nel 2009 furono sequestrati, sempre nella Capitale, beni per 200 milioni di euro circa.

Sequestri  di questo genere si susseguono a più riprese, ma  la mole di denaro da riciclare è tale (cfr Il bilancio della mafia SpA) che i diversi clan sono disposti a pagare un negozio, un ristorante, un centro commerciale, una società edile, anche il doppio del valore reale. I principali settori dinteresse sono ledilizia, le società finanziarie e, nellambito del commercio, oltre alla ristorazione, figurano labbigliamento, le concessionarie di auto, supermercati e ipermercati. Sempre secondo le indagini, tra ndrangheta e casalesi sarebbe stato stipulato un patto per spartirsi le ricche rendite del tessuto economico e sociale: ai boss calabresi i locali del centro storico, alla camorra il controllo dei centri commerciali nelle periferie. In tal modo gli introiti puliti di hotel, ristoranti e negozi possono essere reinvestiti in una catena infinita, che non manca di infiltrarsi negli appalti per le opere pubbliche.

Nel territorio romano, infine, non mancano attentati e intimidazioni.  Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti l'ombra del racket o un serie di avvertimenti mirati. Il pizzo,  infatti, a Roma,  esiste,  prende il nome di  vigilanza privata e viene vissuto dai commercianti come una  tassa sulla sicurezza. Di  solito, sono esercizi commerciali che non potendo, o non volendo, pagare un sistema sicuritario legale (telecamere, vigilanza,  blindature), accettano, solitamente a metà del costo lecito, lo stesso servizio garantito  però  da clan malavitosi romani. Gli stessi che controllano il mercato dello spaccio e del gioco dazzardo.

Accade a Piazza Bologna, come alla Borghesiana, e non è detto che lo stesso sistema  non  abbia preso piede anche in altre zone commerciali come la Via Appia Nuova e La Via Tuscolana.

Naturalmente, inesistenti le denunce, ma secondo i dati in possesso a Sos Impresa, pagano il pizzo, nelle sue varie forme (imposizioni merci, pagamenti in natura, imposizioni di videopoker, servizio di vigilanza), il 10% dei commercianti del Lazio, pari a circa seimila commercianti. Le zone più colpite sono il litorale sud romano, lagro-pontino e la zona di Cassino (FR).

Bisogna, inoltre, sottolineare che tra le  poche  denunce è  prevalente la presenza di estorsioni finalizzate allusura, o casi di truffe denunciate come estorsioni, ovvero estorsioni tentate da singoli (malavitosi, tossicodipendenti, extracomunitari) verso soggetti imprenditoriali e non solo.

Oltre alla Capitale, anche il litorale e la zona dei Castelli sono, da anni, un polo di attrazione per gli interessi dei clan, e si sono registrati diversi attentati ed intimidazioni ai danni di commercianti.

Nel litorale romano, inoltre, vari clan hanno concentrato l’interesse sull’affidamento e la gestione di lotti di spiaggia libera del litorale. In particolare Ostia, dove sono attivi i Triassi, legati alla mafia agrigentina, i Cuntrera-Caruana e la storica famiglia malavitosa dei Fasciani.

Nel quartiere di Acilia, infine, si registrano le presenze di gruppi camorristici legati ai casalesi (gli Iovine) che esercitano un controllo nella gestione delle sale da gioco e della ristorazione.

Verso nord, e in particolar modo a Civitavecchia, si registrano le presenze dei Rinzivillo e degli Emanuello, interessati agli appalti della Centrale di Torrevaldalica, dei Corallo, legati al clan Santapaola, e degli Stassi, interessati al comparto giochi e alla ristorazione.

Per quanto riguarda il territorio della Provincia romana, le zone più colpite, oltre alla Capitale, sono le  città di Anzio, Nettuno, Ardea, Aprilia, Pomezia, Rignano Flaminio. Le città di Lariano, Tivoli, Guidonia, poi, sono state oggetto di investimenti immobiliari da parte della camorra ed in particolare del clan Mallardo originario di Giugliano.

ROMA: CAPITALE DELL’USURA

Il Lazio è una delle regioni più colpite dal fenomeno usuraio. Confusa spesso con lestorsione, lusura, è un reato a se stante, che  si manifesta  con diverse modalità e, tra i reati esaminati dal Rapporto annuale di Sos Impresa, Le mani della criminalità sulle imprese, appare quello maggiormente in crescita.

Stimare il mercato dell'usura è quanto mai difficile. Si tratta, infatti, di un fenomeno fortemente sommerso, su cui si possono indicare solo ordini di grandezza, incrociando diversi criteri. Secondo Sos Impresa sono circa 28.000 (pari al 32%) il numero di commercianti del Lazio coinvolti in patti usurai. Roma,  in particolare, è da decenni il luogo per eccellenza dellusura, una pratica che può essere fatta risalire agli inizi della sua  stessa storia. Nella Capitale si riescono a trovare tutte le fenomenologie fino ad oggi note del sistema: dal singolo usuraio (in gergo  cravattaro), pensionato o libero professionista, alle bande di quartiere, dalla criminalità organizzata alle finanziarie, apparentemente legali. Le vecchie reti usuraie, ripetutamente smantellate dalle forze dellordine, si ricompongono in fretta ed anche nelle inchieste più recenti compaiono figure note agli inquirenti. Un dato è certo: le organizzazioni usuraie, negli ultimi tempi, sono diventate sempre più aggressive e violente ed hanno ampliato il loro raggio dazione. Come dimostra l’operazione antiusura del marzo 2011 che ha portato allarresto di tredici usurai che stavano strozzando il titolare di una piccola impresa per la lavorazione del marmo della periferia est di Roma. Gli arresti, oltre che a Roma, sono stati eseguiti a Pescara e in provincia di Frosinone.  Identificati tutti gli usurai ed è stato quantificato l'esorbitante tasso usurario applicato: in un caso, a fronte di un prestito di quattromila euro, la vittima ha dovuto pagare quattrocento euro al giorno per un anno.

Altra importante operazione che ha riguardato la Capitale è quella del settembre 2010 disposta dalla Direzione Distrettuale Antimafia nell’ambito di indagini antiriciclaggio, e che ha portato allarresto di undici persone, tra insospettabili professionisti, camorristi ed alcuni esponenti della Banda della Magliana, ventitre indagati e numerose perquisizioni. Tale operazione, denominata Il gioco è fatto, ha messo fine agli affari illeciti di unorganizzazione criminale dedita all’usura, al riciclaggio di denaro sporco, millantato credito e alle estorsioni e truffe. Il giro usuraio era funzionale alle truffe ai limiti dell'inverosimile messe a segno dalla gang, che avevano già incassato cinquantamila euro di caparra per la vendita del palazzo della Questura in via di San Vitale, così come avevano venduto la casa del calciatore Marcus Cafu e dellex Presidente della Lazio, Sergio Cragnotti, e una partecipazione ai magazzini Coin di via Cola di Rienzo a Roma. I componenti della banda sono accusati anche di millantato credito, perché, simulando conoscenze in Tribunale civile e penale di Roma e grazie alla complicità di un avvocato e di un commercialista, proponevano affari d'oro, alle vittime, che si illudevano di poter acquistare un auto o una casa alle aste giudiziarie e passavano all'indebitamento e al tunnel dell’usura. Diverse le vittime: piloti, forze dell'ordine, medici, imprenditori e impiegati di Acea e Telecom e anche nomi noti, come lo scomparso attore Pietro Taricone. Le indagini hanno fatto emergere i due livelli dell’associazione per delinquere:  al vertice, una commistione tra tutti i nuclei storici della criminalità romana, dai Casamonica alla camorra, fino ad arrivare alla storica Banda della Magliana,  ai quali si è arrivati con l'inchiesta sull'omicidio di Umberto Morzilli, freddato il 29 febbraio 2008 a Centocelle per un regolamento di conti. Il secondo livello,  invece, era formato da insospettabili, avvocati, commercialisti, agenti immobiliari e pierre delle serate romane, e  si occupava delle truffe. L'organizzazione operava in questo modo: un noto pierre proponeva i vantaggiosi quanto inesistenti affari e presentava ai clienti fin troppo creduloni un ristoratore, spacciandolo per colui che aveva le entrature giuste e poteva facilitare l'aggiudicazione di aste giudiziarie. Le vittime, convinte della bontà dell'affare nello studio di un avvocato, erano costrette ad emettere una serie di assegni a favore di un commercialista romano. Per onorare il contratto era lo stesso ristoratore a prestare il denaro a tassi usurari, portando gli imprenditori a non poter più onorare i debiti contratti. A questo punto entravano in azione i Casamonica, che avevano il compito di riscuotere i debiti.

Oltre al territorio cittadino, una delle zone maggiormente colpite è l’area dei Castelli romani e del litorale, in cui la famiglia nomade dei Casamonica, benché duramente colpita negli uomini e nei patrimoni, resta l'organizzazione egemone, anzi, come hanno evidenziato alcune indagini giudiziarie, grazie ad accordi con altre famiglie della stessa etnia, dalla zona sud della città e dei Castelli romani, luogo storico del loro insediamento, ormai estendono la loro operatività in tutta la Regione.

Altro clan nomade estremamente pericoloso è quello dei Di Silvio, che agisce tra i quartieri periferici di Roma e la provincia di Latina. Malaffare, rapine, spaccio di droga, corse clandestine di cavalli, gioco d'azzardo e soprattutto usura ed estorsioni, ma anche braccio armato e sicari per contro della famiglia malavitosa dei Ciarelli. I Di Silvio, sono originari dell'Abruzzo ma si sono stanziati nella Capitale nei quartieri di Torre Angela, la Rustica e Tor Bella Monaca e  nella provincia di Latina nelle zone di Pantanaccio, Gionchetto e Campo Boario. Le loro imprese criminali, insieme agli appartenenti del clan De Rosa, Bevilacqua, Spinelli e Casamonica, tutti legati anche da un vincolo di parentela, finiscono spesso agli onori delle cronache.

Roma, 10 gennaio 2011

Partecipa on line all'attività di Confesercenti per elevare il grado di sicurezza nelle città: Progetto Sicurezza urbana

 

Ultimo aggiornamento Martedì 10 Gennaio 2012 18:04
 

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